Note storiche sul Natale del Signore

Note storiche sul Natale

Tra le feste che per prime esplicitano il Mistero della Redenzione, all’infuori del ciclo pasquale, c’è la festa del Natale-Epifania.
Oggi con questi nomi esistono due feste distinte: quella del 25 dicembre e quella del 6 gennaio; la loro distinzione data dalla fine del IV secolo – inizio del V. In origine le due feste erano in realtà un’unica e identica celebrazione dell’Incarnazione del Verbo, celebrazione che, però, assumeva toni e date differenti in Occidente e in Oriente. In Occidente il Mistero dell’Incarnazione si celebrava il 25 dicembre col nome di Natalis Domini, in Oriente il 6 gennaio con il nome di Epifania.

La prima notizia sicura di una festa che celebri la nascita di Cristo e sia fissata al 25 dicembre si trova in un elenco delle feste cristiane detto “cronografo” filocaliano del 354, il quale deriva la notizia stessa da un documento che risale ancora all’epoca costantiniana (336),1e nel quale è notato: “VIII Kal. Januarii natus Christus in Bethleem Iudae”. Trattandosi di un calendario liturgico, pare che l’indicazione non sia tanto una data storica, quanto la data di una festa. Tuttavia, ancora nel 354, il Natale è celebrato come un’Epifania, unica festa natalizia, presa dall’Oriente.
Fuori Roma, in Africa, il natale è attestato da Ottato di Milevi (360) e pur festeggiando in esso, a quel tempo, anche l’adorazione dei Magi, la festa è celebrata al 25 dicembre. Il particolare lo si deduce da una testimonianza di S. Agostino, secondo cui i Donatisti non hanno mai voluto accettare la festa dell’Epifania, anche a motivo della sua provenienza dalla Chiesa Orientale, della quale rifiutano la comunione. In Africa quindi, a metà del IV secolo (come a Roma), si celebra il sacramentum Christi nativitatis al 25 dicembre. Per il natalis Salvatoris Ambrogio scrisse l’inno Intende quis regis Israel; già per Filastrio di Brescia († 397) il giorno è una festa molto importante; essa si celebrava anche ad Aquileia al tempo del vescovo Cromazio (circa 387-407), mentre Paolino poteva testimoniarla più per l’Italia meridionale che per la Gallia.2 Anche in Spagna alla fine del IV secolo si celebrava il Natale al 25 dicembre. Lo si rileva in una lettera di Papa Silicio a Imerio di Tarragona (384), in cui si vieta il conferimento del battesimo, che lì si voleva dare – secondo Imerio- a Natale, all’Epifania e nelle feste degli apostoli e dei martiri.
D’altra parte, il canone del concilio di Saragozza (380) che vuole che tutti i fedeli dal 17 dicembre fino all’Epifania frequentino ogni giorno la chiesa, ma non nomina il Natale, non dimostra che questa festa non esistesse. Il canone, infatti, vuole allontanare i fedeli dalle feste pagane dei Saturnali (17 dicembre), del nuovo sole (25 dicembre) e delle calende di gennaio. Non si può arguire dal silenzio che il Natale non esistesse, perché altrimenti bisognerebbe concludere che nemmeno la domenica esisteva, che pure cadeva almeno due volte in quella quindicina. Il senso è piuttosto: oltre che nelle domeniche e a Natale, bisogna venire in chiesa ogni giorno, fino all’Epifania, a cominciare dal 17 dicembre ( da notare che anche oggi la preparazione al Natale comincia il 17 dicembre con le antifone «O»).
In Oriente la festa di natale comincia ad apparire alla fine del sec. IV: nel 380 Gregorio Nazianzeno l’introduce a Costantinopoli.3 Un discorso tenuto il 20 dicembre da S. Giovanni Crisostomo, allora prete ad Antiochia, ci informa che per la prima volta nel 386 in quella città si celebrava il Natale del 25 dicembre come festa distinta dall’Epifania del 6 gennaio e che era venuta da Roma.

Origine del Natale

Che il 25 dicembre non sia storicamente il giorno della nascita di Cristo è pacifico, anche se talvolta presso gli antichi autori la cosa viene affermata. Un’antica tradizione palestinese porrebbe la nascita di Gesù al 20 maggio. Anch’essa non è storicamente provata, ma, essendo un’antica tradizione palestinese, potrebbe già avere una maggiore probabilità. Perché dunque la celebrazione del Natale al 25 dicembre? Secondo una tradizione che troviamo espressa nel trattato De solstitiis et aequinoctiis4e ripetuta spesso da S. Agostino,5 Gesù sarebbe stato concepito nello stesso giorno e mese in cui poi sarebbe morto e cioè al 25 marzo. Di conseguenza, la nascita viene a cadere al 25 dicembre. Ma questa tradizione pare non sia all’origine della festa e forse vuole essere piuttosto un tentativo di spiegazione sulla base di un misticismo astrologico a quell’epoca molto in voga. Altra spiegazione, che storicamente sembra più probabile, è quella che vede nella festa del Natale un’azione della Chiesa romana per soppiantare, cristianizzandola, la festa del «Nuovo Sole» ossia del Natalis Invicti, come si diceva. Il culto del sole, messo in gran voga dal Mitracismo, fu un’ultima grande offensiva contro il cristianesimo, precisamente al sec. IV. Portato in grande onore dagli imperatori del sec. III (tra essi Aureliano, che aveva eretto un grande tempio in onore del sole a Roma, in Campo Marzio), divenne il simbolo della riscossa pagana sotto Giuliano l’Apostata (335). La festa per eccellenza del sole fu appunto il solstizio d’inverno, in quanto rappresentava l’annuale vittoria del sole sulle tenebre e cadeva al 25 dicembre. Il Cronografo del 354, che per primo ci segnala il natale di Cristo al 25 dicembre, allo stesso giorno – nel calendario civile- segnava: Natalis Invicti. Ispirata dalle Scritture, ma anche sotto la spinta delle circostanze ambientali, la simbologia della luce e del sole in riferimento a Cristo si era molto sviluppata e finì con l’essere considerata sacra dai cristiani. Alcuni testi biblici, quali: “Egli ha fatto del sole la sua dimora…” (Sal 18); “Sorgerà per voi il sole di giustizia” (Mal 4,2); “Verrà a visitarci il sole che sorge per illuminare coloro che sono nelle tenebre” (Lc 1,78) ecc, erano il richiamo naturale a vedere nel sole il simbolo di Cristo. Inoltre, l’uso stesso di pregare rivolti verso oriente era talmente diffuso tra i cristiani da far credere a molti pagani che essi lo facessero come segno di culto e devozione al sole. Le premesse erano ottime per presentare ai cristiani, al momento in cui si celebrava la nascita astronomica del sole, la nascita del vero sole-Cristo. Di questo accostamento i cristiani non si scandalizzarono e, anzi, fecero spesso ricorso sia la fatto astronomico sia alla corrispondente festa pagana per spiegare e giustificare il Natale di Cristo. Così, per es., S: Girolamo, volendo spiegare che la nascita di Cristo deve essere celebrata al 25 dicembre e non al 6 gennaio, come facevano ancora molti orientali, dice che: “anche la creazione è d’accordo col nostro ordinamento (25 dicembre), perché fino a quel giorno crescono le tenebre e da quel giorno invece diminuiscono le tenebre e cresce la luce…ossia cresce il giorno, diminuisce l’errore e subentra la verità. Oggi nasce il nostro sole di giustizia”. Nel citato De solstitiis et aequinotiis si legge: “Lo chiamano anche Natalis Invicti. E chi così «invitto» come Nostro signore, che sconfisse la morte? Dicono anche che è il Natale del sole, ma questo è certamente quel «sole di giustizia» di cui parla il profeta Malachia”.6 E S. Massimo di Torino (metà sec. V): “In un certo senso a ragione questo giorno del Natale di Cristo è detto volgarmente anche «nuovo sole»…Volentieri accettiamo questo modo di parlare, perché alla nascita del Salvatore risponde non solo la salvezza del genere umano, ma anche la luce del sole”.7 Naturalmente, forse non tutti videro di buon occhio il sorgere di una festa cristiana semplicemente come sostituzione di una festa pagana. È comprensibile, quindi, che ricorrendo a calcoli acutissimi, sul tipo di quelli in corso nella tradizione rabbinica, alcuni si sforzassero di dimostrare che il 25 dicembre, più che un rapporto col sole, fissasse il giorno vero e proprio della nascita del Signore. La cosa si riscontra in Oriente, per es. in S. Giovanni Crisostomo, ma anche in Occidente e a Roma stessa, dove il citato Cronografo del 336 nel calendario civile (Fast consulares) segnala che Gesù « è nato il 25 dicembre sotto il consolato di Cesare e Paolo».8

Epifania

Epifania, come dice il nome (Epiphaneia = rivelazione-manifestazione), è una festa orientale e al suo sorgere era la vera e propria festa natalizia del Signore, ossia la sua «apparizione» nella carne. Una festa cristiana, ma celebrata soltanto dalle sette gnostiche, si celebrava il 6 gennaio già al II sec., stando a una notizia di Clemente Alessandrino: vi si commemorava il battesimo di Cristo (secondo gli gnostici vera e propria «manifestazione» e investitura divina di Cristo). La prima notizia di una festa ortodossa dell’Epifania si ha nella seconda metà del sec.IV in Epifanio,9 che cita in proposito il pensiero di S. Efrem Siro, secondo cui l’Epifania è «la venuta del Signore, ossia la sua nascita umana e perfetta Incarnazione». La festa si incontra in Antiochia, al tempo di S. Giovanni Crisostomo (prima del 386), e in Egitto, dove, secondo Cassiano, il battesimo e la nascita umana del Signore vengono celebrati uniti in un unico giorno. Molto presto però la festa aveva fatto il suo ingresso anche in Occidente, dove in alcune regioni forse precedette anche il Natale. Sappiamo dal pagano Ammiano Marcellino (metà sec. IV) che Giuliano l’Apostata, a Vienne di Francia, prese parte ai Misteri «in una festa che i cristiani celebrano a gennaio e che chiamano Epifania». Alla stessa epoca la festa è conosciuta in Spagna (sinodo di Saragozza, citato sopra per il Natale), in Africa e a Roma. Però, entrando in Occidente, l’Epifania trovò quasi dappertutto già insediata la festa del Natale, e quindi il suo oggetto dovette differenziarsi. Mentre in Oriente – almeno al principio – l’Epifania era la festa dell’Incarnazione, intesa come venuta nella carne e come manifestazione (epifania) della divinità (battesimo – Cana), in occidente essa fu principalmente la festa della «rivelazione di Gesù al mondo pagano» (Magi), ma spesso incluse anche la sua «rivelazione» in generale: nel battesimo, a Cana e anche nella moltiplicazione dei pani. In Oriente l’accettazione del Natale spezzò l’idea primitiva dell’Epifania, che divenne prevalentemente festa del Battesimo di Gesù, donde anche l’uso di battezzare all’Epifania.

Origine dell’Epifania

Le origini dell’Epifania in Oriente non sembrano molto diverse da quelle del Natale in Occidente: soppiantamento di una festa pagana, che anche qui è una festa della luce. La testimonianza più antica, che è di Epifanio, è anche molto esplicita. Egli dice che i pagani celebravano sotto diverso nome (Saturnali a Roma, Chronia in Egitto e Kikellia in Alessandria) la festa del solstizio invernale (25 dicembre) e l’aumento della luce. A 13 giorni, quando l’aumento della luce è completo, i cristiani celebrano la nascita di Gesù, che nascendo in quel giorno (6 gennaio) dimostrava di essere la vera luce. Infatti, prosegue, ad Alessandria avviene questo: nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, un grande rito si svolge nel Koreion (tempio di Kore, ossia della «vergine»). Al suono di flauti e con accompagnamento di lumi, si porta in processione la statua nuda della dea, segnata con croci d’oro sulla fronte, sulle mani e sulle ginocchia. Dopo aver fatto il giro del santuario per sette volte, si riporta la statua nella cripta. Interrogati che cosa voglia significare questo rito, i pagani rispondono: «A quest’ora Kore, ossia la vergine, ha generato il secolo». Questo dimostra che le due feste di Epifania e di Natale, che nascono contemporaneamente una in Oriente e l’altra in Occidente, sono al principio ambedue in rapporto a una celebrazione solare pagana, che esse intendono sostituire. Di qui si spiega anche perché l’Epifania si chiama in Oriente «hàghia phota» (santa luce).10

Note
1 H Jedin, Storia della Chiesa, vol. II , Milano 1977
2 ibidem
3 Gregorio Nazianzeno, In sancta lumina, PG 36,349
4 B. Botte, Les origines de la Noël et de l’Epiphanie,Louvain, Mont César, 1932
5 Agostino, De Trinitate, PL 42,894; De divers. quaest. 56, PL 40,39.
6 B.Botte, Les origines…
7 Massimo di Torino, Serm. 2;PL 57,537.
8 S. Marsili, I segni del mistero di Cristo, Roma 1987. ( La maggior parte delle notizie storiche sono prese da quest’opera).
9 Epifanio, Adv. Haeres. 51,22; PG 41,927.
10 S. Marsili, I segni del mistero di Cristo, Roma 1987

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